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Focus

Ecco come, in agenzia, abbiamo affrontato il Corona coso

Perdonateci.

Sentivamo il bisogno di sfogarci. Di dargli anche dello stronzo. Una magra soddisfazione, forse.
Però fa bene buttare fuori un pezzetto della tensione che tutti abbiamo accumulato in queste settimane. Alleggerisce per un attimo.

Cosa diavolo è accaduto?

 

Il numero dei positivi al virus è stato enormemente alto, ovunque. Il numero dei positivi verso il futuro, verso la ripartenza, è cresciuto il triplo. Nessuno dice che sia facile, nessuno minimizza i rischio per le imprese e l'occupazione. Sriamo solo massimizzando la voglia di riprendersi tutto quello che avevamo e di provare a ricostruirlo meglio di com'era.

Provate a fare ora un salto avanti nella vostra vita. Avete 73 anni. È una domenica, poco dopo aver finito di pranzare. Avete i vostri figli a tavola e i loro figli sulle ginocchia. Uscirà quasi per caso la parola virus. La vostra mente volerà al 2020. A quando dall'oggi al domani non avete più potuto muovervi liberamente. Quando si vedevano le fotografie dei camion dell'esercito portare le bare fuori da una città perché i suoi forni crematori non tenevano il passo. Quando avete dovuto rendervi prigionieri delle vostre stesse case. Quando sembrava di essere in un film, quando la mattina nel dormiveglia stavate qualche secondo a pensare se davvero la realtà era così o se non fosse invece stato un sogno.

I bambini vi chiederanno distratti qualcosa. Voi risponderete con trasporto, mettendo nelle frasi quel che avete provato allora. Ma loro non potranno seguirvi davvero. Non biasimateli. La loro reazione annoiata è la stessa che voi da piccoli avevate davanti ai racconti della guerra che i vostri nonni facevano a voi. Le situazioni straordinarie non possono essere davvero capite da chi non le ha mai sentite sulla propria pelle. A loro quell'esperienza e quella paura ha lasciato molto. Ha scolpito la loro percezione della vita e della realtà con effetti che hanno poi plasmato il loro carattere per tutta la vita. A noi accadrà qualcosa di molto simile. E, anche se può suonare strano dirlo ora, in questo momento, non è detto sia un male.

Quando sarà finita, ricordarsi di tutto questo sarà un bene. Daremo un grande valore alle passeggiate, al fare la spesa senza paura di toccare il carrello, al vedere gli amici, all'abbracciarli, all'andare ad un concerto, allo stare fuori tutto il giorno, al portare i propri figli in un bel posto, al dimenticarci delle video chiamate, allo spegnere la tv.

Quando sarà finita, tutto ripartirà. Servirà tempo, ma ripartirà inevitabilmente. Noi, voi, tutti, avremo una voglia sconfinata di bere un caffè in un bar, di uscire a cena, di vagare facendo shopping, di passare un weekend in un'altra regione, in un altro paese. Avremo bisogno di appagarci, di ricompensarci. Avremo bisogno di consumare e avremo bisogno di vendere. Avremo bisogno di fare.

Alcuni studi sembrano dimostrare che faccia bene chiamarlo stronzo

 

Purtroppo non riusciamo a passarvi la fonte dello studio. Non ricordiamo più dove abbiamo salvato il link. Ma fidatevi, è così.

Il virus è un nemico subdolo. Il suo modo di combattere è una vigliaccheria. Colpisce senza mai affrontarti a viso

aperto, senza farsi vedere. Ti lascia un costante senso di incertezza, di pericolo potenzialmente ovunque. Non vederlo è uno degli aspetti psicologicamente più logoranti. Allora va identificato.

Sarà più facile così dirgli cosa pensiamo di lui e di noi. Dirgli che ci ha tirato fuori anche risorse che non credevamo di avere. Che siamo molto più forti noi. Che è solo questione di tempo, e capirà contro chi si è messo.

In tempi di Corona virus, la casa è tutta la città
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In tempi di Corona virus, c'è anche Divano Marittima
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In tempi di Corona virus, escono i rapporti famigliari
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Come accidenti ne usciremo?

Con le nostre stesse risorse.

Con il talento, con l'abnegazione, con la fame, con l'ambizione, con la creatività, con l'ironia, con la benevolenza che gli esseri umani possono tirar fuori.
Con lo stupore e la forza che può darci sapere che tutti - in questo momento e in pochi altri della nostra vita la parola tutti significa davvero tutti quanti - che tutti stiamo lottando per la stessa cosa. Che tutti stiamo remando per raggiungere lo stesso porto.

Con la benevolenza

Li avete visti i post-it incollati ai citofoni nei primi giorni dell'emergenza? Giravano le foto sulle chat di WhatsApp. Sono partiti da piccole comunità, lasciati da mani sconosciute. “Andrà tutto bene” è nato così. Da lì è diventato virale (oggi usare l'aggettivo virale, anche se si tratta di comunicazione, fa un certo effetto. Chissà se lo abbandoneremo in futuro). Da lì è arrivato ovunque. Nelle comunicazioni delle aziende come sui lenzuoli appesi fuori dalle finestre, a fianco di qualche bandiera italiana.

Il voler bene al prossimo, incoraggiandolo. Il voler bene al proprio paese, percependo un senso di comunità per noi raro. Il voler bene alla popolazione che anche grossi marchi hanno mostrato offrendo gratuitamente servizi che potessero alleviare e incentivare la permanenza forzata in casa. Lo ha fatto Mondadori (con abbonamenti omaggio alle sue testate), lo ha fatto Pornhub (offrendo gratis la visione di contenuti premium), lo ha fatto Sky (offrendo gratuitamente i suoi pacchetti agli abbonati) e lo hanno fatto molti altri.

Con la creatività e con il talento

Le risposte alla situazione limite fatte di intuizioni geniali non si contano. Una tra tutte le altre è quella dell'illustratore Andrea Bozzo. Dalla sua copertina per Internazionale in cui Italia starnutisce all'interno del gomito, al diario che ha tenuto sul profilo Instagram, in cui racconta di fantomatiche imprese e di vita quotidiana con una splendida chiave visiva e descrittiva.

La sua reclusione è stata la nostra. L'utilizzo che ha fatto della sua creatività e del suo talento per affrontarla hanno trasmesso vicinanza. Hannotrasmesso soprattutto lo stimolo ad applicarle a nostra volta. Lui sa disegnare, noi e voi sappiamo fare altro. Allora che ognuno faccia il suo!

Con l'ironia

Prima venne il nuotatore in slip e cuffia da bagno che, sdraiato con la pancia sopra ad uno skateboard, faceva vasche nel corridoio di casa. Poi fu il momento di quello che vestito di tutto punto, per sentirsi a proprio agio, la mattina andava in bagno per appendere il braccio all'asta della tenda della doccia e sentirsi così su un vagone della metropolitana come ogni normale mattina. Poi quello che partendo in motorino dal salotto andava a fare l'aperitivo in cucina. Come può una malattia sconfiggere l'ironia?

Come può avere la meglio se quando ti uccide, tu le ridi in faccia?

Con la fame e con l'ambizione

A copiaincolla l'abbiamo affrontata in molti modi.

Abbiamo avviato lo smart working un paio di settimane prima che diventasse la soluzione suggerita dal Governo. Abbiamo proseguito a dare forma ai progetti in essere e a quelli che ancora andavano pianificati. Alcuni si sono dovuti rimandare, altri invece sono incredibilmente nati proprio in quelle fasi. Dal coraggio di clienti che hanno fin da subito guardato già oltre all'emergenza e deciso di firmare accordi di collaborazione con noi anche in quelle settimane. Dopo essersi stretti la mano con una call su Skype dai rispettivi salotti, con le cuffiette bianche nelle orecchie.

La nostra voglia di fare il nostro lavoro è stata forse ancor più viva - più viva nel momento in cui non lo abbiamo potuto fare nella nostra agenzia, vicini al nostro missile di 4 metri, vicini al collega che passa e si ferma a dirti che film ha visto la sera prima, o di quell'altro che in pausa pranzo ti racconta come ha cucinato quell'arrosto che sta mangiando proprio lì di fianco a te, o di quello che si ferma un attimo e dice quella cazzata che non sai nemmeno perché ma continua a farti ridere per venti minuti - sì, forse la nostra voglia di lavorare a progetti complessi, ambiziosi, che facciano parlare, che lascino il panorama più ricco di come lo hanno trovato, si è rafforzata ancor di più.

Con l'abnegazione

La nostra voglia di tornare a correre la possiamo noi stessi sentire - e non sapete quanto ci abbia fatto bene percepirla mentre eravamo bloccati “ai domiciliari” - nelle mille questioni risolte e nei mille progetti portati avanti a distanza, ognuno dalla sua casa. Come dai weekend spesi al fianco di un insegna della gdo nostra cliente. Per supportare il lavoro di chi sta offrendo ora un servizio primario per le persone.

Lo facciamo perché è il nostro lavoro, certo. Perché veniamo pagati per farlo. Ma lo facciamo perché sappiamo che da quella abnegazione e da quella elasticità dovrà necessariamente passare la ripartenza di ogni settore, di ogni attività, di ogni fermento, di ogni persona.

Ne usciremo. E quando ne usciremo saremo trasformati, più forti e più un-sacco-di-altre-cose. Molto molto di più.

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