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Focus

*Illustriamo* al pubblico che il vostro brand è casa sua. (Con illustrazioni nostre eh!)

Illustrare, ossia disegnare. Illustrare, ossia spiegare

 

A copiaincolla ci occupiamo anche di illustrazioni. Ma detta così suona troppo fredda. Proviamo a scaldarla un po'.

Alcuni dei nostri art amano alla follia le illustrazioni.
Per esempio, senza far nomi, tra loro c'è chi spende ogni anno qualche centinaio di euro per farsi arrivare dall'altro capo del mondo libri culto, pubblicazioni di nicchia, perle di illustratori più o meno noti. E sempre questi art che qui proteggiamo con l'anonimato, conservano tutti quei libri sugli scaffali di casa e molto spesso li aprono, ne annusano il profumo delle pagine, li sfogliano. Poi si mettono a disegnare. Lo fanno sulle tavolette grafiche collegate ai loro mac, ma anche su blocchi da disegno, post-it, tovaglioli. E lo fanno anche alla loro scrivania qui in agenzia.

Ma vi diremo di più: alcuni dei nostri art sono specializzati nelle illustrazioni.
La loro specializzazione nasce dai tempi dello IED, o delle Accademie di Belle Arti, ma andando ancora a ritroso nel tempo nasce dai tempi del Liceo Artistico. Avevano quel talento e quella passione e hanno avuto la bravura di capirlo quando erano ancora molto giovani. E hanno scelto di coltivarli, migliorarli, specializzarli.

Conoscono ogni stile e conoscono il modo per applicare quello più adatto al singolo progetto, alla singola campagna, al singolo brand.
Che si tratti di flat, iperrealista, fumetto, infant, cartoon, astratto, lirico, papercraft, che sia digital painting, matita, rendering 3D, che siano semplici doodles (scarabocchi spesso usati per scaldare la mano) oppure l'attualissima pixel art, loro ne conoscono caratteristiche, tecniche, applicabilità.
Sanno cosa può essere più funzionale per quel determinato storytelling di brand e per quel preciso canale su cui muoverà la comunicazione, digital oppure off-line, Facebook oppure Instagram, e avanti di questo passo.

Le illustrazioni possono essere una strada utile. Possono dar vita a una narrazione decisamente proprietaria (dato che vengono create per quel preciso progetto a partire da un foglio bianco) e altamente modulabile sulle necessità particolari di ogni caso. Sono come argilla che l'art di volta in volta rimodella, ridisegna, ricrea per raccontare un preciso contenuto di marca.

Insomma, le illustrazioni illustrano illustri percorsi comunicativi (ok, basta). E a copiaincolla c'è chi ne sa parecchio.

Questo brand non è un albergo. È un condominio

 

Gli alberghi - gli hotel se preferite gli angicismi o vi fa comodo per lo spelling delle h - sono luoghi di passaggio, topos letterari e cinematografici che non appartengono davvero a nessuno dei personaggi. Spazi in cui nessuno mette radici, ma solo bagagli in cui portare - e poco dopo riportarsi via - piccole riproduzioni della propria vita (vestiti, bagnoschiuma, ciabatte, un libro) per fingersi a casa per qualche giorno nonostante la propria casa sia altrove. Un albergo è un posto di tutti e di nessuno. Esattamente l'idea di sè che un brand non dovrebbe mai dare - o perlomeno un brand che voglia legare a sè un po' di persone, clienti, utenti.

La corretta soluzione abitativa da usare come metafora del rapporto che un brand si prefigge di instaurare con il pubblico da cui vuole essere scelto - e scelto di nuovo, e di nuovo - è la casa. Se nel suo rapporto con una marca il pubblico si sentirà come a casa, vorrà dire che lo sentirà un po' anche suo. Che sente di aver messo radici, di sentirsi rappresentato dall'ambientazione che gli viene offerta, che forse addirittura, esagerando, vuole bene a quel posto - cioè a quel brand. Ai suoi colori, ai suoi odori, ai suoi sapori, ai suoi suoni e tutte le altre cose che inconfondibilmente riconosceremmo ovunque come i colori, gli odori, i sapori, i suoni della nostra abitazione.

Ma non è sufficiente.

La metafora può e deve essere approfondita meglio. Un brand che voglia essere "sentito" da chi lo acquista è come fosse un condominio. Non una cascina (troppo isolata), non una villetta (troppo connotata), non un solo appartamento (troppo limitante). Un brand dev'essere come un palazzo.
Deve avere più piani in modo tale che ognuno dei suoi clienti possa scegliere su quale collocarsi, quanto in alto portare il suo rapporto con la marca o quanto invece preferisca accomodarsi poco dopo l'ingresso. Deve avere più appartamenti all'interno dei quali ognuno possa scegliere come personalizzare il suo personale rapporto con quell'edificio, ossia con quella marca. Ci sarà chi ricoprirà di quadri le pareti, chi amerà luce fredda e abbagliante e chi invece tenerla più soffusa, chi ascolterà musica e chi no, chi cucinerà pranzo e cena e chi rientrerà sempre a tarda sera già a stomaco pieno.
La cosa importante è che ognuno di loro possa stabilire il suo personale modo di legarsi a quel condominio e che possa sentire di avere uno spazio solo suo in cui il rapporto con la marca diventa una questione privata.

Bene, vi abbiamo illustrato la nostra idea del rapporto tra marca e pubblico. E vi abbiamo illustrato lo splendido condominio che crediamo sia.

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