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Focus

Instagram Reels,

quando copiaincolla parla di copia e incolla

Breve storia triste: un social ha copiato un altro social, di nuovo 

È capitato in passato ed è capitato di nuovo. Da circa un mese, sui nostri smartphone è arrivato Instagram Reels. Reel come showreel. Reel che sta per rullo/bobina di pellicola. È abbastanza naturale ed è pienamente corretto dedurre che ci troviamo in ambito cinematografico, tra film, videoclip e ciak. 

Questo perché il nuovo Instagram Reels permette di creare brevi video utilizzando strumenti creativi nativi della piattaforma, come l'uso di un audio della libreria o caricato personalmente, di effetti di realtà aumentata, di funzioni di editing. Grazie a un lavoro di post produzione applicabile direttamente dal social intervenendo su musica ed effetti, appunto, è possibile creare nel giro di pochissimo tempo una vera e propria clip da condividere con i propri amici.

Tutto molto bello fin qui. Peccato che assomigli moltissimo al servizio di condivisione video già offerto da Tik Tok.

Brevissimo rewind

Facciamo come i gamberi: cos'è Tik Tok.

Tik Tok, social network made in Cina noto inizialmente col nome musical.ly., nasce come punto di riferimento per il lip sync, ovvero per la sincronizzazione labiale, ovvero per una sorta di playback. La sua principale funzionalità è quindi di permettere la creazione di videoclip in cui le labbra dell'utente si muovono in sincrono - appunto - all'audio originale, sia parlato sia cantato. Al contrario di quanto accade nel doppiaggio, viene quindi sostituita la voce dell'utente con quella di un attore, di un cantante, di un comico. Il risultato sono videoscketch editabili fino ad evolvere in contenuti anche complessi considerata la semplicità del loro mezzo di creazione. L'unico limite a questa semplicità è una scarsa abilità dell'utente nel sincronizzarsi e nell'editare.

Come dicevamo poco fa, quindi, Tik Tok nasce dapprima protesa verso questi contenuti playback/karaoke, ma cresce come contenitore ideale per videochallenge e mini tutorial, grazie anche alla natura dei video che sono realizzabili in 15 o 60 secondi. Infine, corre quando ai creator si iniziano ad affiancare i primi personaggi pubblici e i primi brand. Ecco quindi che Tik Tok, nonostante presenti tratti più similari a mezzi come Youtube, inizia a invadere la corsia di Zuckerberg e quindi di Facebook e di Instagram. 

Alcuni di noi in quarantena alle prese con Tik Tok per scoprirne le potenzialità

  
Il logo di Facebook
Il logo di Facebook

In principio era Facebook

Tralasciando le funzionalità collaterali come possono essere i giochi o il marketplace, Facebook si delinea come la versione web di un album fotografico in cui appuntare un Caro Diario, leggere le notizie - e le fake news, conservare i propri ricordi di Riccione 2004 - perché sì, anche se in Italia arriva qualche anno dopo, è ormai lo stegosauro dei social. 

Facebook è una Polaroid OneStep in cui le fotografie escono come escono, genuine, amatoriali, spesso alquanto barocche, da scattare tra amici e condividere con tutti gli altri.

Non per niente è Facebook che parla di amicizia, mentre su Instagram si parla di followers.

 
Il logo di Instagram
Il logo di Instagram

C'era una volta Instagram

Instagram arriva nel 2010. Non è proprietà di Facebook Inc e non gli assomiglia affatto. Instagram è una fotocamera Reflex. Eleva i contenuti di qualità, brinda agli scatti estetici grazie anche al supporto dei suoi Filtri e celebra il "less is more".

Instagram è solo belle fotografie. Ed è bellissima.

Poi nel 2011 introduce gli hashtag e le tendenze, come succede con Twitter. Nel 2012 Facebook Inc la acquista. Nel 2013, incorpora i video. Nel 2016 le storie. Scompaiono dopo 24 ore e sono ispirate a quelle di Snapchat di ben cinque anni prima. Dopodiché arrivano i like, come su Facebook. Poi Facebook lancia le storie, come su Instagram. E come Whatsapp, comprata da Facebook. Senza dimenticare IGTV, come Youtube.

E alla fine, nel 2020, arrivano le clip Instagram Reels, come Tik Tok.

 
Social su smartphone, 2020
Social su smartphone, 2020

La differenza tra una copia originale e una copia e basta

È una storia che assomiglia moltissimo a quella dello smartphone, che ha riunito in un unico dispositivo le funzionalità di fotocamera, telecamera, telefono, stereo, videogiochi, posta, sveglia, calcolatrice e di un'altra infinità di oggetti. Con la differenza sostanziale che gli smartphone apportano un vantaggio: la comodità di non dover girare con una fotocamera ingombrante al collo, di non dover prendere il treno con un porta cd in valigia. La facilità di poter essere raggiungibili fuori casa e poter chiamare in caso di necessità. Il comfort di poter godere di un'informazione altrimenti raggiungibile attraverso una ricerca in biblioteca. Una copia, ma una copia originale. La copia di una realtà in qualcosa di mai visto.

Mentre Instagram Reels si va unicamente ad aggiungere a qualcosa di già visto, senza vantaggi nella forma e nella sostanza. Un aggiungere che più che aggiungere valore ne toglie. Che al posto di rovesciare le regole, le segue. Che appiattisce la sua identità per creare una cover senza un briciolo di interpretazione. Una copia, e nient'altro.

A sinistra, Social su smartphone, 2020, 375x812

 
Il logo della nostra agenzia di comunicazione
Il logo della nostra agenzia di comunicazione

C'è il copiaincolla, e poi c'è copiaincolla

La nostra agenzia è un paradosso già dal nome, perché ci chiamiamo così ma in realtà a copiare siamo delle gran pippe. 

 Una scelta che può sembrare un controsenso, certo, ma ci serve per far capire il nostro approccio creativo: copiare una realtà, la nostra, per incollarle sopra qualcosa di mai visto. 

Far vedere a voi il mai visto è quel che facciamo qui. Creiamo nuove connessioni per trasformare la realtà in strumenti per la comunicazione. A renderci speciali è proprio questa abilità. E a rendere speciali i nostri progetti è proprio questa differenza dalle cose già viste.

Per questo motivo quando i colossi hanno le crisi d'identità non riusciamo a tenere la bocca chiusa, per questo motivo dovevamo dire la nostra.

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